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Parco Naturale del Gran Bosco di Salbertrand

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L'Area Protetta

Carta d'identità

C.F. 94506780017 

1 gennaio 2012: Istituito il nuovo Ente di gestione delle Aree Protette delle Alpi Cozie

Regolamento di Fruizione: Legge Regionale n.16 del 22.04.1991 "Norme per l'utilizzo e la fruizione del Parco naturale del Gran Bosco di Salbertrand" (PDF - 84Kb)     

EMAS                                     
Politica Ambientale del Parco (PDF - 23Kb)

Agenda 21 Locale
Rapporto sullo Stato dell'Ambiente (PDF - 8,5Mb)

Regolamento del Forum (PDF - 187Kb)
Questionario Informativo di Agenda 21 Locale: da compilare e inviare via mail o via fax
Questionario Informativo di Agenda 21 Locale On Line
Verbale della Prima assemblea Plenaria (23 aprile 2010)
Verbale della Seconda assemblea Plenaria (2 settembre 2010)

 

 

L'Area Protetta

Si estende sulla destra della Val di Susa (Alpi Cozie Settentrionali), dai 1000 metri slm ai 2600 dello spartiacque.
Il principale motivo di istituzione del Parco, risiede nel particolare valore naturalistico del Gran Bosco vero e proprio: 700 ettari di foresta mista di abete bianco e abete rosso, unica nel panorama della vegetazione piemontese. I boschi sono di rilevante valore biologico e comprendono, in condizioni qualitative notevoli, tutte le conifere di pregio dell'ambiente alpino. Per i requisiti qualitativi non comuni, parte del territorio è iscritto nel Libro Nazionale dei boschi da seme per ben tre specie arboree: Abies alba, Picca excelsa e Pinus cembra.
Gran parte dell'interesse aveva in passato motivazioni di tipo economico: queste abetine fornivano infatti già nel 1700 il legname per le grandi travature a vena dritta impiegato nelle grandi opere di ingegneria militare e civile, quali l'Arsenale di Torino, la Basilica di Superga e il Castello della Venaria Reale.
Attualmente la specificità di questa foresta è legata alla cospicua presenza dell'abete rosso, raro nelle Alpi Occidentali, causa il clima continentale ad aridità estiva; è quindi probabile che la sua diffusione nel Gran Bosco abbia due cause principali: un microclima particolare, con ristagno di umidità atmosferica, e l'esistenza di un ecotipo resistente all'aridità estiva. Per queste ragioni, unite al vigore vegetativo e alla buona conformazione dei fusti, i popolamenti in questione (unitamente al Larice e al Pino cembro) sono stati inseriti nel Libro nazionale dei boschi da seme, e destinati a fornire materiale di propagazione utilizzato poi in rimboschimenti su tutto il resto delle Alpi.

La Fauna

La grande varietà di ambienti e di specie floristiche, costituisce un habitat ideale per una fauna altrettanto ricca. La sola avifauna conta una ottantina di specie nidificanti, con una alta percentuale di quella propriamente alpina. Troviamo quindi numerosi rapaci, tra i quali l'Astore, lo Sparviere, la Poiana e il Gheppio, mentre una coppia di Aquila Reale è regolarmente nidificante. Tra i rapaci notturni, oltre all'Allocco, presente alle quote più basse, sarà possibile udire il canto del Gufo Reale e, associata alle foreste di abete, della Civetta Capogrosso che utilizza per la sua nidificazione le cavità scavate dal Picchio Nero, il più grande picide europeo.
Nidificano nel Parco due tetraonidi, la Pernice Bianca e il Gallo Forcello, che, insieme alla Coturnice, sono simbolo dell'avifauna alpina; da segnalare la presenza della Nocciolaia, strettamente associata sulle Alpi alla presenza del pino cembro, dei cui pinoli si nutre.
Tra i mammiferi sono da ricordare le lepri (comune e alpina), gli scoiattoli, le marmotte e molti altri piccoli roditori; la volpe e i mustelidi (ermellino, donnola, martora, faina e tasso).
Importante è la presenza di quattro specie di ungulati: il Camoscio, da sempre presente in zona; il cinghiale, la cui componente genetica originaria è ormai quasi scomparsa a causa di ibridazioni ed incroci; il cervo e il capriolo, introdotti nei primi anni '60 dall'Amministrazione Provinciale della Caccia e che, in assenza di predatori naturali, hanno avuto una vera e propria esplosione demografica, causando notevoli danni alle foreste dell'intera Alta Valle di Susa.
Programmi di riequilibrio faunistico consistenti in abbattimenti selettivi e catture per ripopolamenti di altri territori, sono stati e saranno utili per cercare di mantenere il giusto equilibrio tra presenza animale e forestale. Un nuovo ed insperato aiuto in tal senso è arrivato dalla ricomparsa del lupo, la cui presenza, accertata e continua a partire dal 1997, è oggetto di tutela e di studio.

La Flora

La grande varietà degli ambienti del Parco consente la presenza di oltre 600 specie vegetali, tra cui tutte le più importanti specie forestali del Piemonte.
Al confine con i prati del fondo valle, troviamo una certa diffusione di latifoglie, tra le quali frassini, betulle, aceri e ontani ed esigui popolamenti di faggio, nonchè la presenza di alcuni piccoli nuclei di tasso.
Come ci si innalza di quota, si entra nel regno delle conifere. Nelle zone più aride e più assolate, e sui suoli particolarmente superficiali e rocciosi incontreremo il pino silvestre, talvolta ricoperto da grossi cespugli di vischio. Tra i 1300 e i 1800 metri regnano incontrastati l'abete bianco e l'abete rosso che si diffondono fino al confine orientale del Parco. Verso il limite superiore dell'abetina troviamo una fascia di transizione in cui si aggiungono il larice e il pino cembro che prendono il sopravvento al di sopra dei 2000 metri di quota. Il cembro è presente anche in formazione pura, molto rara nelle Alpi Occidentali, con la bellissima cembreta del Piccolo Bosco.
Degna di nota la presenza di due specie erbacee rare: la Corthusa Matthioli, una primulacea con poche stazioni sul versante meridionale delle Alpi, e la Menyanthes Trifoliata, caratteristica delle zone con acqua stagnante, un tempo largamente diffusa nelle risaie del Piemonte ed oggi praticamente scomparsa. L'interesse per la sua presenza nel Parco deriva dalla eccezionalità della quota a cui si trova (2350 m. circa).

Regolamento di Fruizione

Per garantire il rispetto dell'ambiente e favorire un turismo di qualità nel più assoluto rispetto della Natura, il Parco del Gran Bosco di Salbertrand si è dotato nel 1991 di un Regolamento di fruizione, una vera e propria legge che disciplina le modalità di utilizzo e di fruizione da parte dei visitatori dell'area protetta proteggendo il bosco, i suoi abitanti (animali, fiori, alberi… ma anche l'uomo!) ed i delicati equilibri che li legano.
Nel Parco non si possono abbandonare rifiuti, non si possono accendere fuochi (ma nelle aree appositamente attrezzate è consentito l'utilizzo di barbecue e fornelli da campo), non si possono raccogliere i fiori o i frutti del sottobosco, né disturbare o uccidere volontariamente anfibi, molluschi o insetti. Norme di buona educazione che in realtà dovrebbero essere rispettate ovunque, anche al di fuori di un'area protetta.
I cani devono essere tenuti obbligatoriamente al guinzaglio e non possono uscire dalle aree attrezzate e segnalate dall'Ente Parco (ma per venire incontro a chi ama passeggiare in compagnia del proprio cane, tutta la strada che da Monfol porta alle Grange Seu è utilizzabile a tale scopo). Dal 15 Maggio al 30 Novembre, salvo specifica autorizzazione del Direttore e sotto il controllo di personale incaricato, è proibita la "caccia fotografica". Ciò per salvaguardare la tranquillità degli animali selvatici in un periodo delicato qual è quello della riproduzione e delle nascite.
Non è necessario addentrarsi nel bosco, fuori dai sentieri, per godersi la montagna ed i piacevoli incontri che essa ci può riservare. Il regolamento, in questo senso, è piuttosto rigido: è vietato uscire dai sentieri segnalati. Le strade carrozzabili interne all'area protetta sono chiuse al transito dei mezzi motorizzati, ma l'Ente Parco può concedere autorizzazioni giornaliere o periodiche per motivate e comprovate necessità. L'accesso in bicicletta può avvenire liberamente esclusivamente sulle strade carrozzabili interne e sui percorsi segnalati dall'Ente. I gruppi organizzati che vogliano entrare nel Parco sia a cavallo che in bicicletta devono essere in ogni caso autorizzati dalla Direzione del Parco a seguito di specifica richiesta. Nel periodo invernale, sui tracciati corrispondenti alle strade interne è consentito l'utilizzo di sci di qualsiasi tipo mentre sono vietati i percorsi fuoripista.
Le comitive e le scolaresche possono accedere al Parco in numero limitato e solo previa autorizzazione da parte del Direttore o accompagnati dal personale messo a disposizione dall'Ente… un ottimo sistema per assicurare a uomini ed animali la necessaria tranquillità ed imparare a conoscere la montagna ed i suoi segreti grazie all'intervento di guide esperte. Il campeggio è vietato su tutto il territorio del Parco, comprese le aree attrezzate, ma è possibile pernottare presso il rifugio Daniele Arlaud di proprietà dell'Ente e situato nel cuore dell'area protetta, presso Montagne Seu.

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